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Il cinema del Neorealismo, che ha fatto scuola in tutto il mondo


Gli Oscar di Vittorio De Sica con Sciuscià e Ladri di Biciclette, e poi quelli di Fellini, di Petri, di Tornatore, di Salvatores, di Benigni, di Sorrentino… i grandi maestri del nostro Paese hanno sempre impressionato il pubblico e i critici a livello internazionale, negli anni passati e anche nel presente: si pensi per esempio alle visioni registiche de Non essere cattivo di Claudio Caligari, de Il capitale umano di Paolo Virzì e del Dove Cadono le ombre di Valentina Pedicini, solo per nominarne alcuni.  Il mondo intero osserva dunque attentamente anche il nostro vasto panorama cinematografico attuale, con ben 14 film italiani candidati agli Oscar 2018. Ma facciamo qualche passo nel passato per guardare ai veri tempi d’oro: parliamo ovviamente degli anni del cinema del Neorealismo.

Il cinema italiano ai tempo del Neorealismo

Sì: c’è stato un tempo in cui le regie di Luchino Visconti, di Roberto Rossellini, di Federico Fellini, di Vittorio de Sica, di Giuseppe De Santis e di Pier Paolo Pasolini attiravano lo sguardo interessato, rapito e sorpreso del mondo intero, lasciando poco spazio ai concorrenti e rivoluzionando la concezione del Cinema. Tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta, insomma, i canoni del cinema venivano scritti, qui, in Italia. Quello del Neorealismo era un cinema che raccontava storie di vita vera, emozionando profondamente – sconvolgendo, talvolta – il pubblico in sala con quegli indimenticabili e quasi irripetibili momenti di coscienza.

Molto spesso il Neorealismo cinematografico italiano si è dato alla produzione di filmati con attori non professionisti, presentando così in maniera più viscerale e schietta la vita vera degli indigenti, dei lavoratori e dei poveri, accompagnata spesso dallo sguardo dei più piccoli: quelle pellicole, infatti, raramente dimenticavano l’importanza di avere uno sguardo sincero e struggente su quello che ‘dovrebbero, ma non riescono a fare, gli adulti’.

Le caratteristiche del cinema neorealista

Tante scene erano volutamente grezze e girate in esterni, lontani dai tanto cari – negli anni precedenti – teatri di posa, per meglio mostrare un Paese martoriato dalla guerra. Fu così che, con i Neorealismo, la produzione cinematografica scese in strada, uscì al sole, arrivò in mezzo alla gente, la quale ovviamente era doppiamente affascinata dalla magia del cinema che, con registi come Visconti e Rossellini, si svelava e si moltiplicava allo stesso tempo. Come ebbe a dire Mario Monicelli, «con il Neorealismo, dopo la guerra, il pubblico ha scoperto che il cinema nasceva sotto i propri occhi, in un’osteria, dentro un bar, in una piazza. Arrivare in un paese con la troupe era un grandissimo richiamo per tutti gli abitanti. In alcune occasioni era anche difficile girare, tenere a distanza la folla. C’era sempre qualcuno che entrava in campo».

Le scene più grezze, le riprese in esterni, girate magari in mezzo al traffico, l’utilizzo di attori non professionisti: tutti insieme questi elementi non eliminano di certo un’innegabile cura di fondo. In mezzo a quegli attori di strada ci sono infatti divi del calibro di Anna Magnani e Aldo Fabrizi, il rigore compositivo di pellicole come ‘La terra trema’ è tutto fuorché casuale, e a tutto questo si sommano movimenti di macchina fluidi, azioni scandite su diversi piani e via dicendo. Caratteristico e imitato con esiti alterni, poi, resta l’approccio narrativo di alcuni film neorealisti, come per esempio in Umberto D., in cui la regia di De Sica si sofferma sul risveglio insignificante – eppure così pieno di valore – della cameriera.

Tutto questo per dire che sì, il cinema internazionale nato negli anni Cinquanta ha fatto tesoro degli insegnamenti del Neorealismo,e sì, si può senz’altro dire che il mondo cinematografico moderno non esisterebbe senza le lezioni di Visconti, De Sica, De Santis e Rossellini.

Per produrre video efficaci, anche quando si parla di video promozionale è necessario conoscere alla perfezione la grammatica cinematografica e sfruttare le stesse tecniche dei grandi maestri: il pubblico che guarda uno spot televisivo, un video aziendale o un video di prodotto su YouTube, infatti, è il medesimo che ancora guarda i bei film e vorrebbe emozionarsi davanti a un buon video cucito a misura e con una buona narrazione .

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