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L’evoluzione della realizzazione di videoclip musicali


Per molte generazioni il concetto di musica è stato associato solo ed unicamente alla radio, se non, ancora prima, al giradischi. Poi, ad un certo punto, alla mera registrazione della traccia audio è stata affiancata la realizzazione di videoclip musicali, e questa relazione ha avuto tanto successo da rendere davvero impossibile, oggi, il pensiero di lanciare un singolo o una hit senza l’accompagnamento di un videoclip musicale concepito ad hoc.

La preistoria della realizzazione di videoclip musicali si fa generalmente partire dai Beatles, che già negli anni Sessanta avevano iniziato a filmare alcune proprie esibizioni. Ma quella, per l’appunto, era solamente una registrazione video di un’esibizione, niente di più, senza una reale regia. E i risultati, infatti, hanno il puro valore di testimonianza. Per parlare della realizzazione di videoclip musical veri e propri bisogna invece aspettare il decennio successivo, per la precisione il 1975: quell’anno i Queen lanciano infatti Bohemian Rhapsody, un brano già di per sé sperimentale e unico. Una rapsodia, per l’appunto. C’è di mezzo l’hard rock e persino l’opera lirica, il tutto mescolato ad una originalissima vena pop. Sei minuti di virtuosismi, rimasti indelebili nella storia della musica, ma per l’appunto, non solo: è infatti questo il reale inizio della storia della realizzazione di videoclip musicali.

Dove ha inizio la storia della realizzazione di videoclip musicali?

Tutto quello che era stato prodotto prima era lontano dall’essere un vero videoclip, persino il diretto precursore di questo video musicale, ovvero Waterloo degli ABBA, rilasciato nell’anno precedente. Il video di Bohemian Rhapsody, diretto da Bruce Gowers, si compone di riprese della band mentre esegue il brano e di altri ritratti del tutto peculiari e – per quell’epoca – estremamente innovativi. Già da questo primo esempio la realizzazione di videoclip musicali viene definita come un mezzo straordinario per sottolineare ed esaltare il carisma dei cantanti e dei musicisti, facendoli diventare delle vere video-star.

Due sono sono dunque le scene principali che compongono questo primo e iconografico videoclip propriamente detto: da una parte ci sono le quattro facce dei Queen che, riprese con un caratteristico effetto ottico, cantano nel buio. Dall’altra, invece, c’è la band sul palco. La parte più originale è dedicata alla parte ‘lirica’ del brano, quella più classica agli intermezzi propriamente hard rock. È da notare che tutti gli effetti speciali non furono realizzati in postproduzione, ma direttamente, durante la registrazione. Alla fine del video, un Roger Taylor a torso nudo colpisce un gong, esplicita citazione al simbolo della Rank Organisation.

Quel primo video, costato 4.500 sterline e girato in sole quattro ore, diede il via alla storia della realizzazione di videoclip musicali. Il motivo è semplice: il suo successo fu enorme, e nessun altro produttore musicale, da lì in poi, volle perdere questo fantastico strumento di promozione. Lo stesso video di Bohemian Rhapsody fu realizzato nuovamente tempo dopo, per introdurre un numero maggiore di angolazioni di ripresa e per aggiungere delle fiamme durante l’intro.

La produzione di video musicali, oggi

Facciamo un velocissimo salto in avanti: nel 2012, uno sconosciuto rapper sud coreano diventa d’un colpo una star musicale mondiale. Il motivo? Una canzone orecchiabile… ma soprattutto, un videoclip pazzesco, girato alla perfezione e ideato appositamente per diventare virale in rete. È infatti stato il primo video della storia a raggiungere il miliardo di visualizzazioni e, poco dopo, i due miliardi. Ad oggi le visualizzazioni sono più di 3 miliardi.

Ecco perché la realizzazione di videoclip musicali è indispensabile per promuovere un brano. Ma attenzione, perché per avere successo è necessario poter fare affidamento su una sapiente regia, capace di trasformare un semplice videoclip in un cortometraggio cinematografico.

I videoclip musicali come dei veri e propri film

Sapevate che molti video clip sono stati diretti da grandi registi cinematografici, come nel caso di Bad – Michael Jackson diretto da Martin Scorsese oppure nel caso di Bones, The Killers, dal genio di Tim Burton? Non solo mere visualizzazioni, ma video artistici, video d’autore. Quanto più si riesce a comprendere l’emozione con la quale l’artista ha scritto il pezzo, tanto più il regista sarà in grado di elaborare immagini che possano esprimere quello stato d’animo e dare lo stesso impatto video.

Sicuramente oggi è necessario mirare alle visualizzazioni, ma a nostro avviso è più importante far emergere l’artista. E non è tutto qui: i videoclip che diventano virali, oggi, sono girati con telecamere broadcast tipo RED O ALEXA, con una cura maniacale delle luci, con dei movimenti sagaci delle camere e, ovviamente, con un buon mastering abilmente prodotto in uno studio di registrazione professionale.

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