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Tu chiamale, se vuoi, emozioni: la produzione di video emozionali


Qualcuno potrebbe pensare che la produzione di video aziendali emozionali sia riservata ai soli grandi brand internazionali, e che solo questi colossi aziendali possano permettersi filmati emozionali da sfruttare a dovere nelle proprie campagne di video marketing. Di certo pensare di poter girare un efficace video aziendale emozionale per presentare il proprio business con degli strumenti e delle competenze amatoriali è da ingenui, ma è altrettanto vero che questa tipologia di filmato non richiede per forza budget miliardari.

Il brand lascia il palcoscenico all’emozione

Quello che ci vuole è invece un team di creativi capace di coniugare una storytelling coinvolgente con una regia d’alto livello, potendo contare su attori professionisti, colonne sonore azzeccate e un certosino lavoro di produzione e di post-produzione. Uno è il principale cardine della produzione di video aziendali emozionali: il brand deve quasi ‘scomparire’ dietro all’emozione. Non si parla del tipico spot pubblicitario nel quale il prodotto è sempre in primo piano e viene presentato da slogan artificiosi, né di un video aziendale a Milano senz’anima. Parliamo invece di un vero e proprio short film di qualità superiore, capace di promuovere un’azienda oppure un prodotto attraverso un racconto, in modo indiretto, suscitando curiosità, empatia, sorpresa e fiducia nell’azienda. Si devono quindi sfruttare tutte quelle immagini chiave che ricordano un collegamento ad uno stato d’animo e ad un’emozione agli spettatori, i quali si ritroveranno ad identificare queste sensazioni con l’oggetto della produzione del video emozionale.

Spazio alle emozioni

Quando si parla della produzione di video emozionali aziendali, dunque, non si parla solamente di filmati che informano, quanto invece di video che ‘esprimono’: che esprimono la filosofia di un’azienda, il suo modo di vedere il mondo, la sua passione e i suoi punti di forza. Nella produzione di video emozionali nulla, dunque, viene lasciato al caso: dalla fotografia alla colonna sonora, dall’espressione di un attore in un determinato frangente fino alla fase del montaggio. E all’interno di questo microcosmo cinematografico, il brand deve entrare in scena in modo discreto, senza rubare la scena all’emozione, che resta sempre e comunque predominante. Terminato il video emozionale, lo spettatore sarà ancora scosso da un’emozione, e proprio quest’ultima lo aiuterà a ricordare il brand.

Un video aziendale vecchio stile non viene guardato e riguardato dagli utenti della rete, mentre un filmato che segue alla lettera le regole non scritte della produzione di video emozionali viene visto, rivisto e condiviso, diventando virale, facendo da cassa di risonanza al brand che lo ha commissionato, un po’ protagonista del video, un po’ mecenate di questa nuova e allo stesso tempo così antica forma d’arte. Per molto tempo abbiamo pensato che il marketing fosse ‘rappresentazione’, quando è piuttosto ‘racconto’: lasciate che noi di Thirty Seconds Milano raccontiamo con le nostre parole, con le nostre luci, con le nostre emozioni, il vostro brand.

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